Il presidente uscente della Bulgaria, Rumen Radev, che ha ottenuto un mandato per governare il Paese con una piena maggioranza parlamentare per i prossimi quattro anni, ha scelto un governo composto da alleati fedeli ma con differenti orientamenti politici, affidandosi al contempo a esperti poco conosciuti e dalle posizioni poco chiare in settori chiave come la giustizia.

Giovedì, Radev ha presentato la composizione di un esecutivo nel quale egli stesso è candidato alla carica di primo ministro. Il governo dovrebbe essere approvato già venerdì dal parlamento di 240 seggi, grazie alla maggioranza di 131 deputati detenuta dalla sua coalizione Bulgaria Progressista.

“I cittadini bulgari hanno posto fine alla crisi politica dando a una sola forza politica la maggioranza. Nessun altro governo è stato formato così rapidamente dopo delle elezioni”, ha dichiarato Radev mentre riceveva il mandato dalla presidente Iliana Iotova, che fino al mese scorso aveva ricoperto il ruolo di sua vicepresidente.

Radev ha indicato come priorità del governo la lotta all’inflazione, la riforma della giustizia e l’assorbimento dei fondi europei.

Dopo la netta vittoria elettorale del 19 aprile, la coalizione Bulgaria Progressista ha ottenuto una maggioranza assoluta di 131 seggi parlamentari, garantendo a Radev la possibilità di governare da solo e di muoversi rapidamente senza la necessità di negoziare o scendere a compromessi con partner di coalizione.

Equilibrio tra Unione europea e Russia

Il governo avrà quattro vice primi ministri, tra cui spicca l’ex eurodeputato Ivo Hristov del Partito Socialista Bulgaro filorusso, nominato vice primo ministro senza un portafoglio chiaramente definito.

Si prevede che Hristov influenzi la direzione ideologica del governo, e negli ultimi anni il peso delle sue posizioni filorusse su Radev sembra essere stato significativo. È inoltre noto come autore di molti dei discorsi di Radev.

L’ex presidente presenta così alla società bulgara un governo che sembra progettato per mantenere un equilibrio geopolitico tra Est e Ovest.

Mentre Hristov è ampiamente considerato uno dei principali ideologi dietro il crescente scetticismo di Radev nei confronti dell’adesione all’eurozona nell’ultimo anno, un altro vice primo ministro, Atanas Pekanov, incaricato dei fondi europei, è apertamente filo-europeo.

Pekanov non appartiene ad alcun partito politico e non si era candidato nelle liste di Bulgaria Progressista. Ha ricoperto il ruolo di vice primo ministro in quattro dei cinque governi tecnici nominati da Radev tra il 2021 e il 2023.

Pekanov è considerato l’architetto del Piano bulgaro di ripresa e resilienza, che comprende impegni per importanti riforme anticorruzione. La Bulgaria è in ritardo nell’assorbimento dei fondi e spera di ottenere almeno altri 2 miliardi di euro entro la fine dell’anno, prima che tali risorse vadano perse.

Galab Donev, che è stato il braccio destro di Radev nella gestione del paese tra il 2022 e il 2023, diventerà vice primo ministro e ministro delle Finanze. Donev ha ricoperto due volte la carica di primo ministro ad interim e in precedenza era stato ministro del Lavoro e vice primo ministro in governi tecnici nominati da Radev.

Il quarto vice primo ministro sarà Alexander Pulev, che assumerà anche il ruolo di ministro dell’Economia, degli Investimenti e dell’Industria. Pulev è stato ministro dell’Innovazione e della Crescita in due governi tecnici. Ha conseguito un master in finanza all’Università di Oxford e una laurea in sistemi informativi e finanza all’Università del Maine, negli Stati Uniti.

Lotta alla corruzione

Il governo bulgaro punta molto su Ivan Demerdzhiev come ministro dell’Interno incaricato della lotta alla corruzione e al crimine organizzato. Avvocato, già ministro della Giustizia e dell’Interno nei governi tecnici nominati da Radev, è noto per le sue dure critiche ai problemi del sistema giudiziario bulgaro.

Se Demerdzhiev ha posizioni ben note e un profilo pubblico ampiamente riconosciuto, Radev ha invece scelto di affidare il simbolico incarico di ministro della Giustizia a una figura quasi sconosciuta e dal percorso professionale insolito: Nikolay Naydenov.

Naydenov è un avvocato e un funzionario governativo di secondo piano relativamente oscuro, del quale si conosce poco riguardo alle sue opinioni sulla riforma giudiziaria. Tre anni fa ha ricoperto brevemente il ruolo di viceministro delle Politiche sociali.

Tuttavia, alcune fasi precedenti della sua carriera hanno suscitato preoccupazioni per il suo passato nelle amministrazioni del contestato Consiglio Supremo della Magistratura e della commissione anticorruzione KPKONPI, istituzioni che lo stesso Radev ha più volte indicato come bisognose di riforma.

Un ministro degli Esteri dal basso profilo

Anche la nomina di Velislava Petrova come ministra degli Esteri è tra le scelte più sorprendenti del governo Radev. Quattro anni fa, Petrova era stata proposta in successione per i ruoli di ministra della Salute e ministra dell’Istruzione nei due governi falliti del partito populista C’è un Popolo, successivamente estromesso dal Parlamento dagli elettori.

La nomina di Velislava Petrova probabilmente rafforzerà inoltre le aspettative secondo cui la Bulgaria manterrà una linea dura nei confronti della Macedonia del Nord, in linea con la politica tradizionalmente sostenuta sia dal partito populista C’è un Popolo sia da Rumen Radev.

Successivamente Petrova è diventata viceministra degli Esteri con il sostegno dello stesso partito e ha mantenuto l’incarico nei governi tecnici di Radev. Petrova non è una diplomatica di carriera, ma un’immunologa che ha studiato presso l’Università di Bristol e l’Università di Cambridge, in Inghilterra.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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